Il Pastore

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Il Pastore e iniziatore della nostra fraternità è Padre Domenico (KYRIAKOS) Cantore nato in provincia di Taranto il 10 aprile del 1972. Sin da bambino amava ritirarsi in preghiera nelle chiese rupestri nelle gravine. Le grotte sono affrescate e molte di esse sono di origine bizantina. Il Padre si è innamorato subito di questo stile tanto da iniziare a disegnare e dipingere quei volti che contemplava nel silenzio. Alla vocazione artistica si accompagnava quella religiosa e l’attaccamento alla spiritualità dell’oriente cristiano. All’età di 20 inizia una serie di esperienze che lo portano in Francia e in oriente dove ha conosciuto il monachesimo ortodosso e greco cattolico. diventato prete all’età di 33 anni nella sera in cui Giovanni Paolo II moriva, il Padre fece voto di diventare un apostolo dell’ecumenismo. Dopo 3 anni di messa fonda un gruppo di preghiera dedicato alla Divina Misericordia e ebbe il mandato dal vescovo di direttore dell’ufficio per l’ecumenismo.
i cinque anni di mandato gli hanno permesso di conoscere meglio i fratelli delle chiese bizantine e di innamorarsi ancor piu della loro spiritualità e del loro rito. Scrittore di icone da piu di 23 anni ha realizzato diversi lavori per chiese e monasteri. nel 2011 inizia un esperienza di vita semi eremitica in una casa in campagna; ciononostante viene raggiunto da diverse vocazione che volevano condividere con lui la stessa vita ascetica. nel 2014 riceve verbalmente la benedizione del Vescovo Monsignor Maniago per poter continuare ed aprire le porte a gli aspiranti monaci.
Padre Kyriakos è assistente spirituale in ospedale e questa nuova esperienza ha fatto si di avvicinarlo alla vocazione di San Basilio il quale costruì Basiliade una cittadella dell’ammalato. La fraternità è denominata << Oblati di San Basilio>> e senza pretese non vuole sostituire nessun altra esperienza basiliana millenaria. La fraternità si rifà ad un monachesimo diocesano per poi vedere l’evolversi del progetto che è nelle mani di DIo.
Fondamentalmente il Padre accoglie persone che hanno malesseri della vita interiore e li guida attraverso l’ascolto spirituale, la preghiera e inserendoli in una fraternità laicale dove continuano a crescere nella fede.

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Nella nostra fraternità il sacerdote responsabile è detto Pastore.
Questa denominazione ci è sembrata più adatta alla vita sequela e di obbedienza nella quale il pastore ne è semplicemente un esempio e una guida.
Il pastore è colui che traccia una via e la percorre per primo
egli è colui che raduna il gregge e lo conduce ai pascoli erbosi.
Il pastore è attento alle pecore madri come ai piccoli in crescita
egli porta sempre addosso l’odore del suo gregge.
Il pastore non una ne bastone e ne frusta ma semplicemente la Parola.
Il pastore, oltre ad essere mandato dal proprio Vescovo è anche scelto dal suo gregge.
Il dono è reciproco e tutti sono chiamati all’obbedienza; il pastore ascolta le sue pecore e le pecore riconoscono la sua voce e lo seguono.
Nella nostra fraternità abbiamo un <> cioè un gruppo di fedeli scelti ed eletti i quali hanno il compito di aiutare il Pastore nel suo compito.
la pastoralità è condivisa affinché il Pastore non rimanga sempre pastore e le pecore non rimangano sempre pecore. La crescita ci porta ad una maturità e ad una fede adulta. le pecore devo ascoltare la Parola del Pastore e non pendere dalle sue labbra. Guai a quelle comunità che fanno del proprio pastore un santone o un idolo. Si è già visto in tanti movimenti e associazioni che morto il Pastore la comunità si disgrega.
Noi ci rifacciamo alla figura dello Starez, cioè del padre spirituale, dello Iatros pneumaticos ossia <> o della vita interiore.
Il pastore è Padre e Madre; egli sa accogliere i figli piu deboli per condurli con amore verso la salvezza.
Il pastore deve accogliere nella misericordia senza tener conto della vita passata ma guardando al futuro progettando percorsi di guarigione.
mi fanno ridere tanti preti preposti ad accogliere vocazioni i quali sembrano scrupolosi nel discernere e poi si ritrovano in seminario persone con gravi disturbi.
Io come Pastore devo solo accogliere e devo permettere alla vocazione di aprirsi e di dire la verità e in base a questa fiducia si può costruire qualcosa per il futuro. Se questa apertura non c’è si rischia di andare avanti nel cammino vocazionale senza guarire le ferite della vita interiore e cosi il futuro monaco non potrà curare le ferite altrui per egli stesso ne è cosi pieno da non esserne capace.
Io vedo la vita monastica come una medicina che fa bene a che la pratica e a coloro che la frequentano.
Ama il prossimo tuo come te stesso vuole significare per un monaco la cura della propria anima e in misura di questo esercitare il carisma della paternità spirituale. Il monaco o lo Ieromonaco darà tanto alle anime nella misura in cui egli ha tanto nel suo cuore. Egli non è solo un canale attraverso il quale passa la Grazia, ma è anche contenitore della Grazia. se nell’animo del monaco tutto passa si rischia di aver creato uno strumento artificiale che dice cose che non ha vissuto o dona dolci che non ha mai mangiato. il monaco è colui che per primo ha fatto esperienza di Dio e del suo amore. il monaco è colui che ha esperimentato la misericordia e la sa donare.
La santità di un monaco non sta nelle rinunce o nel vivere povero in una grotta in solitudine, bensì nel dare a gli altri tutte le ricchezze che accumula per grazia nel suo cuore; se succede il contrario Egli è solo un egoista.

Padre Kyriakos

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